Quattro figure della Rivoluzione Conservatrice Tedesca

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Quattro figure della Rivoluzione Conservatrice Tedesca.
Werner Sombart, Arthur Moeller van den Bruck,
Ernst Niekisch, Oswald Spengler.

di Alain de Benoist

Durante la Repubblica di Weimar, centinaia di pensatori, teorici e personalità politiche fecero parte di quel vasto movimento di pensiero e azione, diviso in molteplici correnti e tendenze, definito, dopo il 1945, Rivoluzione Conservatrice e che raccoglieva gli avversari del Trattato di Versailles. La Rivoluzione Conservatrice ha anticipato molti temi che oggi sono all’ordine del giorno: l’ossessione del rendimento che sfinisce il mondo, la degradazione della volontà di superarsi in produttivismo sfrenato, il trionfo della crescita senza limiti, l’asservimento dell’opinione pubblica e l’alienazione delle coscienze. La grande lezione che viene dalla Rivoluzione Conservatrice sta proprio in quella critica frontale all’economia pervasiva che, con l’ossessione del denaro e della produzione, vorrebbe trasformare il mondo con un livellamento egualitario, disfarsi dei legami organici e delle strutture differenziate e cedere progressivamente spazio all’utilitarismo e all’egoismo individuale, all’urbanizzazione selvaggia, alla deruralizzazione, all’anonimato di massa. Il liberalismo mina le culture, distrugge le religioni, disintegra le patrie: è l’espressione di una società che non è più comunità. Il liberalismo non esprime una società organizzata ma una società già dissolta. In questo “deserto” dell’economia moderna, ogni lavoratore deve lasciare la sua anima nello spogliatoio quando entra in una grande fabbrica burocratizzata. La prospettiva è sempre e ancora la deindustrializzazione, il ritorno alla terra, la sovranità politica ed economica, l’adozione di un modo di vita spontaneo. Il contadino deve tornare a essere un elemento di conservazione dello Stato. Il presupposto è che l’uomo sia legato alla terra e che questo legame sia la “legge” suprema. Il rivoluzionario-conservatore non vive più nel futuro come il progressista, né soltanto nel passato come il reazionario. Egli vive nel presente, dove riconosce la potenza mediatrice che trasmette il passato all’avvenire. Ha dalla sua l’eternità. Alain de Benoist ci presenta quattro figure emblematiche di questa Rivoluzione: l’economista Werner Sombart, grande studioso della storia del movimento sociale; Arthur Moeller van den Bruck, capofila dei giovani conservatori berlinesi, nonché critico implacabile dell’ideologia liberale; Ernst Niekisch, teorico del nazional-bolscevismo, il cui itinerario intellettuale ha qualcosa di stupefacente per le sue intuizioni culturali e geopolitiche; e infine Oswald Spengler, il celebre autore del Tramonto dell’Occidente, le cui aspre profezie hanno segnato il secolo. Rimasti a lungo misconosciuti, questi pensatori meritano, oggi, di essere riscoperti.
Alain de Benoist, scrittore, saggista, filosofo, dirige le riviste Krisis e Nouvelle école. Nel 1978 ha vinto il premio per la saggistica dell’Académie française. Per i tipi di Controcorrente ha pubblicato di recente Tradizioni d’Europa, i due volumi di Pensiero ribelle, Famiglia e Società, Eurasia, Vladimir Putin e la Grande Politica (con Aleksandr Dugin) e I Dèmoni del Bene.

 

Numero di pagine: 416

ISBN: 9788898000197