Lo stemma del Regno delle Due Sicilie

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Lo stemma del Regno delle Due Sicilie
Origini e storia

di Silvio Vitale

Con decreto del 21 dicembre 1816 Ferdinando IV, divenuto I, provvide alla definizione dello Stemma che sopravvive fino ai nostri giorni.
È quello che vediamo comporsi in questo saggio a mano a mano dai primi scudi angioini e aragonesi. Ad esso si aggiungono di seguito gli scudi dei Re Cattolici, quelli imperiali e reali di Casa d’Austria, lo scudo borbonico di Filippo V, infine quello di Carlo di Borbone, che reca affiancati gli scudi dei Farnese e dei Medici. Alla base il Toson d’Oro. Ma Carlo di Borbone vi ha aggiunti gli Ordini dello Spirito Santo, di cui è insignito, e il Costantiniano di cui è Gran Maestro, nonché quello di San Gennaro da lui istituito.
Ferdinando IV, nel riordinare lo Stemma, ne aggiunge un quinto, quello della Concezione, istituito dal padre fin dal 1771 in Spagna con il motto Virtuti et merito (Alla virtù e al merito), e un altro di propria invenzione, l’Ordine di San Ferdinando e dela Merito, istituito anch’esso in epoca anteriore, nel 1800, col motto Fidei et merito (Alla fedeltà e al merito) per premiare coloro che si fossero distinti per straordinari meriti militari o servigi in favore del Re o della Real Famiglia.
Lo Stemma delle Due Sicilie è testimonianza di una storia non provinciale, ma mediterranea, europea e ultraoceanica, legata prima, con gli Svevi, ai destini dell’Impero e di Gerusalemme, con gli Angiò ancora alle vicende di Gerusalemme e dell’Ungheria, poi, con gli Aragonesi, a quelle della Catalogna; con i Re Cattolici alla Riconquista, con Carlo V e Filippo II alla dura lotta in difesa del Cattolicesimo contro i musulmani e, in tutti i campi d’Europa e d’America, contro i protestanti. Questa storia, con gli ultimi Borbone, è la vicenda di un regno indipendente, pacifico e civile, che, pur tra mille insidie e tradimenti, prende il suo posto di lotta contro la sovversione generale.

Numero di pagine: 48