Sulla corruzione del secolo circa la mutazione dei vocaboli e delle idee

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Sulla corruzione del secolo circa la mutazione dei vocaboli e delle idee

di Antonio Capece Minutolo

Il Principe di Canosa, Antonio Capece Minutolo, fu il più fermo oppositore dei miti della rivoluzione francese e il più tenace sostenitore della legittimità. Due volte ministro di polizia di Ferdinando I di Borbone Due Sicilie, poi esule in Liguria, in Toscana, a Modena e negli Stati pontifici, divenne il capo indiscusso dei circoli reazionari italiani, ispirandone il pensiero e l’azione. Fu pertanto il bersaglio preferito dei maggiori fautori del Risorgimento. Giuseppe Mazzini lo dipinse “colle baionette d’intorno e il carnefice al fianco”. Giuseppe Giusti lo immaginò rammaricato per non avere a disposizione una “ghigliottina a vapore” inventata in Cina. Niccolò Tommaseo lo squalificò “solidamente torbido e vituperevolmente irrequieto”, reo di “ogni sorta di ribalderie”, Pietro Colletta “peste della sua patria”.
Le veementi risposte e confutazioni del Canosa e le difese dei pochi amici della “buona causa”, come egli definiva i sostenitori dell’altare e del trono, le repliche con cui si dimostrava ingiusta e calunniosa ogni accusa, non valsero a sfatare la vera e propria “leggenda nera” costruita ai suoi danni. Prevalse la sovrabbondante e multiforme letteratura liberale e settaria decisa a non demordere.
Il solo e inascoltato conte Monaldo Leopardi ebbe a dire per il Canosa parole di elogio: “Se Voltaire è stato il patriarca dell’empietà e La Fayette il patriarca della bugiarda libertà, Canosa è incontrastabilmente il patriarca del realismo e della legittimità”. E lo definì “gran dotto, gran politico, vero galantuomo e vero cristiano”.
Ancor oggi, nonostante le riletture critiche di Benedetto Croce e di Walter Maturi, che hanno riconosciuto al Canosa coerenza di dottrina e onestà personale, e dimostrato inesistenti i fantomatici delitti attribuitigli, una storiografia superficiale e faziosa dà per scontata quella “leggenda”.
La ripubblicazione della Corruzione del secolo circa la mutuazione dei vocaboli e delle idee vuole essere un contributo alla conoscenza del personaggio attraverso la sua stessa prosa e più ampiamente un invito alla rivisitazione della storia e al ristabilimento di verità troppo a lungo negate.

Numero di Pagine: 48