Regno delle Due Sicilie

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Regno delle Due Sicilie.
Liberali, ecclesiastici, fuoriusciti, traditori

di Guido Belmonte

“Il più grande costruttore dello Stato italiano fu un altro stato, lo Stato piemontese e questo è il nostro peccato originale”.
Con queste parole, scritte nel 1919, Giuseppe Capograssi iniziava la sua denuncia dei danni che quel “peccato” aveva prodotto a un’Italia formatasi da un’aggregazione forzata del Sud al Nord.
Un pregiudizio antimeridionale, radicatosi in occasione di quell’evento, ha condizionato 150 anni di vita unitaria. Una sua recrudescenza, dopo il 1945, fu avvertita con disagio da un Mezzogiorno reso ancor più subalterno dalla guerra perduta. Fu allora che il Sud, come ricorda Giovanni Artieri, cominciò a riportare in luce una storiografia “rimasta in ombra” sotto il Regno Unitario, “particolarmente ricca e interessante proprio in rapporto al Reame di Napoli, al Mezzogiorno e alla Sicilia”.
Si rilessero con estrema attenzione i libri di Giacinto de’ Sivo, Giuseppe Buttà, G. R. Mundy e fiorì una storiografia che delle Due Sicilie operava una rivalutazione, dimostrando come parecchie delle negatività attribuite dalla volgata risorgimentale a quel Regno dovessero considerarsi poco meno d’un falso.
Guida critica ed esempio d’una tal opera di demistificazione divenne L’Alfiere, rivista fondata nel 1960 da Silvio Vitale: uno studioso che, respingendo il luogo comune di una presunta inferiorità del Mezzogiorno, intraprese – schivo d’ipocrisie anche nella scelta delle parole – quel lavoro di “revisione storica” che va recuperando al Sud una memoria ingiustamente negata.
Il libro dà conto di questa rivalutazione in una rassegna, che include: la conquista del Sud nei rapporti con la Chiesa cattolica; ciò che questa, nel travaglio d’una crisi che fu anche religiosa, subì a opera del Piemonte e dello Stato Unitario; taluni segni di floridezza del Regno sotto Ferdinando II; il 1848 e l’inizio della “passione” di quel Re; le congiunture internazionali che favorirono l’aggressione al Regno delle Due Sicilie; i limiti d’una classe politica rappresentata dagli esuli del Sud a Torino tornati a Napoli; l’insorgere della questione meridionale.

 

Guido Belmonte, avvocato, è nato a Santa Maria Capua Vetere. È iscritto nell’Albo d’Onore del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Cultore di diritto civile, ha tenuto lezioni nei corsi preparatori alle professioni legali presso le Università Federico II, S.U.N. e Suor Orsola Benincasa. Autore di pubblicazioni giuridiche, ha per anni collaborato alla redazione di Diritto e Giurisprudenza.

 

Numero di pagine: 216

ISBN: 978-88-98000-104