La Monarchia di Napoli

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La Monarchia di Napoli
Da Ruggero il Normanno a Francesco II di Borbone

di Michele Farnerari

Michele Farnerari (Monopoli, 1820 – Napoli, 1906) seguì, nel settembre del 1860, Francesco II di Borbone in Gaeta. Nella città assediata si trovò al fianco dell’aristocrazia morale del regno e dei soldati fedeli al giuramento, decisi, pur senza speranza di vittoria, a salvare l’onore e a trasmettere ai posteri il loro esempio. Vi rimase fin quando, nel febbraio del 1861, ridotta la fortezza in macerie, i difensori decimati dai bombardamenti e dalle malattie, fu ammainata la bandiera dei gigli.
Scrisse, quindici anni dopo, Della Monarchia di Napoli e delle sue fortuna, affascinante sintesi storica che, partendo dalla fondazione del regno da parte di Ruggero il Normanno, coglie l’essenza di tutte le tappe successive, nelle quali emergono le figure di Federico II di Svevia, Carlo d’Angiò, Alfonso d’Aragona, Carlo V e Carlo di Borbone, e si conclude con Francesco II. Noi oggi ripubblichiamo l’introvabile testo di Farnerari perché il pubblico possa disporre di un’originale e spartana memoria del passato che, in Gaeta, conclude una tradizione insigne e mostra qual sia stata la tempra dei napoletani che si opposero alla conquista piemontese.
Così va in pezzi la retorica della liberazione del Sud e s’illumina la realtà di una Nazione che già era indipendente e che voleva soltanto rimanere padrona del proprio destino.
Perché crollò il regno delle Due Sicilie? Il Farnerari risponde che non fu per motivi sociali o economici, ma per un interno disfacimento politico di funzionari e di generali, succubi delle lusinghe rivoluzionarie promettitrici di personali arricchimenti, che vi furono.
I più beneficati dai Borbone tradirono. Gli umili, i poveri non esitarono a versare il proprio sangue per la Patria senza nulla sperare di avere in cambio, salvo prigionia ed esilio.
Della Monarchia di Napoli e delle sue fortune è il solenne epicedio del regno delle Due Sicilie. Implacabile contro venduti e voltagabbana, contiene il più alto encomio dei soldati che testimoniarono della virtù delle nostre genti. È un esemplare scrigno di morale, prezioso per le nuove generazioni che vogliano riscoprire le proprie radici e la propria autentica tradizione.

A cura di: Silvio Vitale

Numero di pagine: 191