La Chiesa salernitana nel Risorgimento tra rivoluzione e controrivoluzione

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La Chiesa salernitana nel Risorgimento tra rivoluzione e controrivoluzione
Dal brigantaggio rurale all’opposizione borghese

di Primo Carbone

Con il loro anticlericalismo, i piemontesi hanno voluto indebolire il senso dell’onore e l’identità di un popolo, trattandolo come massa amorfa, depredandolo non solo delle sue ricchezze, ma anche della dignità, in nome di un’integrazione nazionale che è stata, invece, una dura colonizzazione.
È questo il Risorgimento che ci viene raccontato in questo libro, che prende in esame la Storia della Chiesa di una città del Sud, Salerno, dalla Rivoluzione francese ai primi anni del Novecento, passando per l’unità d’Italia e il brigantaggio.
Un Risorgimento che prende corpo, si organizza e si sviluppa, a partire dalle controverse e discusse disposizioni di legge adottate contro la vita religiosa, in primo luogo dalla soppressione degli ordini religiosi. Sacerdoti, canonici, vescovi vengono perseguitati, dileggiati, malmenati, accusati di cospirazione contro il governo sabaudo e di istigazione di moti popolari filoborbonici, esiliati, mandati in prigione. Alcuni di loro sono incarcerati perché durante le omelie non hanno avuto paura di denunciare le atrocità dei piemontesi e di inneggiare a Francesco II di Borbone. Molti sono imputati per aver dato viveri e ricovero ai briganti.
Monsignor Antonio Salomone, vescovo di Salerno dal 1857 al 1872, è esiliato due volte e sottoposto a tre processi, accusato di essere “reazionario politico, spione vizioso, ambizioso, dispotico, falso, ladrone…” E così monsignor Valerio Laspro è costretto all’esilio dopo appena due mesi dal suo arrivo in diocesi.
Alle avversità, ai soprusi, agli espropri, gli uomini che ressero le sorti della Chiesa salernitana risposero con la tenacia, il coraggio, la fede. E fedele si manifestò il popolo, che nella quasi totalità continuava a rimanere vicino ai propri pastori, secondo la tradizione e i costumi del tempo.

Numero di pagine: 156