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Una sopravvissuta istriana trascina in tribunale l’assassino di suo padre

di Nidia Cernecca

La tragedia consumatasi in più riprese, prima e soprattutto dopo la fine del secondo conflitto mondiale nei territori dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia, ovvero lo sterminio e la pulizia etnica degli italiani e di tutti coloro che si rifiutavano di sottomettersi alla dittatura comunista del maresciallo Tito, rappresenta, dal punto di vista storiografico, una sorta di chiave interpretativa che ci permette di comprendere quanto è avvenuto in Jugoslavia durante e dopo il regime titino.

Lo sterminio degli istriani, in particolare, mette in luce l’esistenza di un piano comune d’azione tra i comunisti italiani e quelli slavi per l’instaurazione della dittatura e la contemporanea inesistenza del cosiddetto “patto antifascista”, sul quale si basò “l’arco costituzionale” e la Prima Repubblica. Tale ambiguità consente di spiegare il criminoso silenzio politico e dei mezzi di comunicazione che ha gettato gli avvenimenti istriani, per quanto clamorosi ed inumani, per oltre 50 anni in una foiba senza fondo.

Il libro di Nidia Cernecca rompe questo silenzio con la forza della testimonianza diretta e racconta, con rara efficacia, i giorni della pulizia etnica attuata dai comunisti italo-slavi, coordinati da Ivan Motika, boia di Gimino e presidente del sedicente tribunale del popolo, del quale rimase vittima il padre dell’autrice e molti altri componenti della famiglia Cernecca.


NIDIA CERNECCA è nata a Gimino d’Istria nel 1936. Nel 1943 suo padre Giuseppe, semplice impiegato comunale, viene arrestato e, dopo un processo farsa, viene torturato e ucciso dai miliziani comunisti italiani e slavi. L’uomo viene decapitato e con la sua testa viene giocata una macabra partita di pallone. È stata costretta dal 1944 a vivere lontano dalla sua terra d’origine.

Numero di pagine: 136